Co-fondare un'azienda: cosa ho imparato
Come è nato tutto
Se hai letto il mio articolo su come ho iniziato a vendere su Amazon, sai già che nel 2020 ho partecipato all’Amazon Campus Challenge. Quello che forse non sai è che proprio da quella esperienza è partita una catena di eventi che mi ha portato a co-fondare un’azienda.
Durante la challenge conobbi una persona del mio team con cui rimasi in contatto anche dopo la fine della competizione. Fu proprio questa persona che, mesi dopo, mi fece conoscere quelli che oggi sono i miei soci. Non li ho cercati su LinkedIn, non ho pubblicato un annuncio. Li ho incontrati nel modo più naturale possibile, attraverso una connessione nata lavorando insieme su un progetto reale.
Guardando indietro mi rendo conto che questa è una delle cose che racconto più spesso quando qualcuno mi chiede come abbiamo fondato l’azienda. Non c’è stato un momento in cui mi sono svegliato e ho detto “adesso cerco dei soci”. C’è stato un percorso fatto di esperienze condivise, persone incontrate lungo la strada e un’opportunità che si è materializzata al momento giusto.
Trovare i soci giusti è tutto
Se dovessi scegliere la lezione più importante che ho imparato co-fondando un’azienda, sarebbe questa. Trovare soci con cui vai d’accordo e sei sulla stessa lunghezza d’onda è la base di tutto. Senza questo fondamento il resto non regge, indipendentemente da quanto sei bravo nel tuo lavoro o quanto è buona la tua idea.
Quando dico “stessa lunghezza d’onda” non intendo che dovete pensarla allo stesso modo su tutto. Intendo che dovete condividere la stessa etica del lavoro, la stessa visione di dove volete arrivare e lo stesso impegno nel farlo. Se una persona del team lavora 12 ore al giorno e un’altra sparisce il venerdì pomeriggio, quel disequilibrio prima o poi esplode.
Con i miei attuali soci sono stato molto fortunato. Ci troviamo bene, ci rispettiamo e soprattutto remiamo tutti nella stessa direzione. Questa è forse la ragione principale per cui l’azienda funziona e continua a crescere.
Non ho mai cercato attivamente dei soci. Li ho trovati attraverso un percorso naturale fatto di progetti, conoscenze e fiducia costruita nel tempo. E credo che questo sia il modo migliore, perché prima di fondare qualcosa insieme hai già visto come lavora l’altra persona e sai di cosa è capace.
I segnali da non ignorare in un socio
Tanto quanto è importante trovare le persone giuste, è altrettanto fondamentale riconoscere quelle sbagliate. E questo è qualcosa che si impara spesso sulla propria pelle o ascoltando le storie di chi ci è passato prima.
Il segnale più pericoloso in assoluto è quando una persona nel team cerca di fare leva sul lavoro degli altri per godersela. Quando qualcuno contribuisce meno ma si prende gli stessi meriti, o quando c’è chi spinge forte e chi si limita a seguire la corrente, la dinamica diventa tossica molto rapidamente. E la cosa peggiore è che spesso non te ne accorgi subito, ma solo quando il danno è già fatto.
Un altro segnale importante è il disallineamento sugli obiettivi. Se tu vuoi costruire qualcosa di grande e il tuo socio vuole un’entrata extra senza troppo impegno, non siete sulla stessa barca. Siete su due barche diverse che navigano nella stessa direzione solo per un po’, fino a quando inevitabilmente le strade si dividono.
Non aspettare che i problemi di allineamento si risolvano da soli. Se noti che un potenziale socio ha un’etica del lavoro diversa dalla tua o obiettivi che non combaciano con i tuoi, meglio affrontare la questione subito piuttosto che scoprirlo quando avete già investito tempo, soldi e reputazione nel progetto.
Il valore di lavorare insieme
Una delle cose che apprezzo di più dell’avere dei soci è la possibilità di vedere i problemi da punti di vista diversi. Quando sei da solo rischi di rimanere bloccato nella tua prospettiva, mentre lavorare in team ti costringe a considerare angolazioni che da solo non avresti mai esplorato.
E poi c’è il discorso del supporto reciproco nei momenti di difficoltà. So che può sembrare una banalità o un cliché, una di quelle frasi che dicono tutti quando parlano di imprenditoria. Ma in realtà fa davvero la differenza e te ne accorgi solo quando ci sei dentro.
I momenti di difficoltà in un progetto imprenditoriale non sono rari. Sono la norma. Clienti che non pagano, mesi in cui i numeri non tornano, decisioni difficili da prendere con poco tempo e ancora meno informazioni. Avere persone con cui condividere il peso di queste situazioni, dividere le fatiche e anche celebrare i successi quando arrivano cambia completamente l’esperienza. Non sei solo con i tuoi dubbi e con le tue paure, e questo ti permette di andare avanti anche quando la vocina nella testa ti dice di mollare.
Prospettive diverse
Ogni socio porta il proprio modo di leggere i problemi. Quello che a te sembra un vicolo cieco, per un altro è un’opportunità da un angolo diverso.
Supporto nei momenti duri
Quando uno è giù, l’altro tiene su il morale. Sembra banale fino a quando non ti trovi in un mese difficile e capisci quanto vale.
Decisioni migliori
Confrontarsi prima di decidere porta a scelte più ponderate. Due teste ragionano meglio di una, soprattutto sotto pressione.
Responsabilità condivisa
Sapere che non sei l’unico a portare il peso sulle spalle cambia il modo in cui affronti ogni giornata lavorativa.
I momenti difficili nell’imprenditoria non sono l’eccezione. Sono la regola. Avere qualcuno con cui dividerli è ciò che ti permette di superarli.
Il capitolo che nessuno vuole leggere
C’è un aspetto del co-fondare un’azienda di cui si parla troppo poco, ed è quello dei sacrifici. Non quelli romantici che raccontano nei documentari su Steve Jobs, ma quelli veri e quotidiani che attraversi quando hai una startup nelle sue fasi iniziali.
Avere una startup all’inizio significa accettare un livello di rischio che la maggior parte delle persone non è disposta a sostenere. Significa periodi in cui non sai se il mese prossimo avrai abbastanza per coprire le spese. Significa rinunciare a weekend, serate, vacanze e a volte anche al sonno. Significa dire tanti “no” a cose che ti piacerebbe fare perché sai che le risorse le devi investire nel progetto.
Non lo scrivo per scoraggiare nessuno, anzi. Lo scrivo perché credo che la trasparenza su questo aspetto sia fondamentale per chi sta valutando di fare lo stesso passo. Se non sei pronto a fare sacrifici importanti, soprattutto nei primi mesi e anni, forse la strada imprenditoriale non è quella giusta per te in questo momento della tua vita. E non c’è nulla di sbagliato in questo.
I sacrifici li fai tutti i giorni, non solo nei “momenti difficili”. Sono nelle piccole cose, nelle rinunce quotidiane, nelle ore che dedichi al progetto quando gli altri si rilassano. Ma è proprio il prezzo di quei sacrifici che rende il successo così dolce quando arriva.
Dipendente vs imprenditore
E qui arrivo a quello che forse è il cuore di tutto l’articolo. Nonostante i sacrifici, il rischio e i momenti di difficoltà, mi sento mille volte più appagato rispetto a qualsiasi esperienza da dipendente che abbia mai avuto.
Non lo dico per sminuire il lavoro dipendente, che è una scelta perfettamente valida per tantissime persone. Lo dico perché per me personalmente l’appagamento che provo nel costruire qualcosa di mio, nel prendere decisioni che hanno un impatto diretto sul futuro dell’azienda e nel vedere i risultati del mio lavoro tradursi in crescita reale è qualcosa che non avrei mai potuto ottenere lavorando per qualcun altro.
Quando sei dipendente contribuisci alla visione di qualcun altro. Quando sei imprenditore stai costruendo la tua. E quella sensazione di proprietà, di responsabilità totale su quello che crei, è una delle emozioni più potenti che abbia mai provato a livello professionale.
Lavoro dipendente
Stabilità e prevedibilità.
Contribuisci alla visione di altri.
Rischio basso, crescita lenta.
Soddisfazione limitata.
Co-fondare un’azienda
Rischio e sacrifici elevati.
Costruisci qualcosa di tuo.
Crescita accelerata e imprevedibile.
Appagamento profondo.
Non sto dicendo che fare l’imprenditore sia oggettivamente meglio. Sto dicendo che per me è meglio. Ognuno ha le proprie priorità e la propria situazione. L’importante è fare una scelta consapevole e non restare bloccati in una situazione che non ti rappresenta solo perché è più comoda.
Le lezioni che mi porto dietro
Co-fondare un’azienda mi ha insegnato più cose in pochi anni di quante ne avessi imparate in tutto il percorso precedente. Se dovessi riassumere le lezioni più importanti in pochi punti, sarebbero queste.
I soci giusti valgono più di qualsiasi business plan
Puoi avere l’idea migliore del mondo, ma se le persone con cui la realizzi non sono quelle giuste il progetto è destinato a fallire. Investi tempo nel trovare persone allineate con la tua visione e la tua etica del lavoro.
Le opportunità arrivano dai percorsi, non dalle ricerche
I miei soci li ho trovati grazie a una catena di connessioni nata dalla Campus Challenge. Non li stavo cercando. La cosa migliore che puoi fare è metterti in gioco su progetti concreti e lasciare che le connessioni nascano naturalmente.
I sacrifici sono reali e non vanno romantizzati
Fondare un’azienda è entusiasmante ma anche faticoso. I sacrifici non sono un dettaglio pittoresco della storia dell’imprenditore. Sono il prezzo da pagare ogni giorno, e devi essere disposto a farlo con consapevolezza.
L’appagamento non ha prezzo
Nonostante tutto, la sensazione di costruire qualcosa di tuo insieme a persone con cui ti trovi bene è impagabile. È il tipo di soddisfazione che nessun stipendio fisso avrebbe mai potuto darmi.
Non ho co-fondato un’azienda perché avevo un piano perfetto. L’ho co-fondata perché le persone giuste e il momento giusto si sono incontrati lungo il cammino.