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Soldi e investimenti: il mio approccio da under 30

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Il mio rapporto con i soldi

In Italia parlare di soldi è ancora un tabù. Si parla di tutto tranne che di quanto si guadagna, come si investe e che rapporto si ha con il denaro. Ho deciso di scrivere questo articolo non perché abbia risposte per qualcuno, ma perché condividere il mio percorso mi sembra la cosa più onesta che possa fare. Avrei voluto leggere qualcosa di simile quando ho iniziato.

Ho iniziato a interessarmi di investimenti quando mi sono reso conto che tenere i soldi fermi sul conto corrente significava vederli perdere valore anno dopo anno. Non sapevo nulla di finanza personale, ma avevo voglia di capire come funzionassero le cose prima di muovermi. Quindi ho fatto quello che faccio sempre quando affronto qualcosa di nuovo, ovvero ho studiato. Tanto.

Una delle prime cose che ho fatto è stata scrivermi un Investor Policy Statement, che è essenzialmente un documento personale dove metti nero su bianco come vuoi gestire i tuoi soldi, perché lo fai e quali regole ti dai. Sembra una cosa formale, ma per me è diventato una specie di bussola. È il documento che rileggo quando i mercati scendono e la mia testa mi dice di fare cose stupide.

Una cosa che mi ha aiutato

Scrivere le mie regole quando ero lucido è stato il regalo migliore che potessi fare al me stesso dei momenti di panico. Non perché le regole siano perfette, ma perché averle scritte mi impedisce di prendere decisioni emotive che poi rimpiangerei.

Le idee che mi guidano

Non ho una strategia sofisticata. Anzi, credo che la cosa migliore che mi sia successa sia stata accettare che non ho bisogno di averne una. Il mio approccio è volutamente semplice perché ho capito che più lo complico e più rischio di fare danni.

Queste sono le idee a cui mi aggrappo quando devo prendere decisioni sui miei soldi.

📈

Compro e tengo, ma non dimentico

Investo a lungo termine e non vendo in base alle oscillazioni del mercato. Però non è che compro e poi me ne dimentico. Tengo d’occhio le cose regolarmente e ogni tanto ribilancio se serve.

🌍

Diversificare il più possibile

Non ho la minima idea di quale sarà il prossimo paese o settore che esploderà, e non provo a indovinarlo. Mi espongo al mercato globale e lascio che sia il mondo intero a lavorare per me.

🔒

Pagare il meno possibile

Ho scoperto che le commissioni e i costi dei fondi, anche quando sembrano piccoli, nel tempo si mangiano una fetta enorme dei rendimenti. Quindi uso strumenti a basso costo e cerco di minimizzare ogni spesa.

🧠

Non provare a prevedere il mercato

Ho rinunciato all’idea di comprare al momento giusto e vendere al momento giusto. Investo con regolarità indipendentemente da quello che succede. È meno eccitante, ma funziona molto meglio della mia intuizione.

🎯

Concentrarmi su quanto guadagno

La cosa che ha avuto più impatto in assoluto sui miei investimenti non è stata scegliere l’ETF giusto, ma aumentare il mio reddito. Più guadagno, più posso mettere da parte. Il resto è matematica.

Non cerco di battere il mercato. Cerco di non farmi battere dalle mie emozioni.

Come è cambiato il mio approccio

Il modo in cui gestisco i miei soldi oggi è molto diverso da come ho iniziato, e probabilmente sarà diverso anche tra qualche anno. È un percorso che si evolve insieme a te, e credo che sia normale e sano che sia così.

Quando ho iniziato ho fatto la cosa più semplice possibile, ovvero un PAC sull’SWDA, l’iShares Core MSCI World UCITS ETF di BlackRock. È uno degli ETF più grandi al mondo con oltre 100 miliardi di dollari in gestione, replica l’indice MSCI World che copre circa l’85% della capitalizzazione dei mercati sviluppati in 23 paesi, ha un costo annuo dello 0,20% e reinveste automaticamente i dividendi. Un solo strumento, una sola operazione al mese, nessuna complicazione. Lo dico perché all’epoca mi sembrava quasi “troppo semplice” per funzionare, e invece è stato l’approccio perfetto per chi parte da zero. Mi ha permesso di entrare nel mercato senza la paralisi di dover scegliere tra mille opzioni.

Col tempo la mia situazione è cambiata. Il business, nuovi obiettivi, una consapevolezza diversa del rischio. Così ho investito in una consulenza professionale una tantum che mi ha aiutato a strutturare un portafoglio più diversificato con più asset class. Non perché quello che facevo prima fosse sbagliato, ma perché serviva qualcosa di più adatto alla fase in cui mi trovavo.

All’inizio

100% SWDA

Tutto sull’iShares Core MSCI World, l’ETF che replica i mercati sviluppati di 23 paesi. PAC mensile e basta. La semplicità che mi serviva per partire senza pensarci troppo.

Oggi

Più asset class

Azionario, obbligazioni, materie prime. Un portafoglio più strutturato che riflette meglio la mia situazione attuale.

Una cosa che mi ha sorpreso

Quando ho iniziato pensavo che diversificare significasse comprare tanti strumenti diversi. In realtà ho capito che significa combinare asset che reagiscono in modo diverso agli stessi eventi. Non è la quantità che conta, ma come si comportano insieme quando le cose vanno male.

Se c’è una cosa che ho imparato da questa evoluzione è che non esiste un portafoglio perfetto valido per sempre. Esiste quello giusto per la fase in cui ti trovi, e va bene che cambi nel tempo. L’importante è che ogni cambiamento sia ragionato e mai fatto sulla spinta delle emozioni.

Le regole che mi sono scritto

Queste sono le regole che ho scritto nel mio IPS. Non le condivido perché penso che funzionino per tutti, ma perché per me hanno fatto la differenza tra agire con lucidità e fare scelte di pancia che avrei rimpianto.

Seguire il piano senza eccezioni. Se il piano dice di comprare, compro. Se dice di aspettare, aspetto. Sembra facile da scrivere, ma è incredibilmente difficile da rispettare quando il mercato sta crollando e tutti intorno a te vendono.

Ribilanciare senza vendere. Quando un asset è sottopesato rispetto al target, compro di più quello con i nuovi risparmi invece di vendere ciò che è sopra. È una cosa piccola, ma mi fa risparmiare un sacco in tasse sulle plusvalenze.

Non cercare di comprare il momento giusto. Mi sono dato questa regola dopo aver passato settimane a fissare i grafici aspettando “il momento perfetto” per entrare. Quel momento non esiste. Compro con regolarità e basta.

Nessun cambiamento di strategia più di una volta ogni 2 anni. Questa regola esiste perché mi conosco. Se non me la fossi scritta, probabilmente avrei cambiato approccio ogni sei mesi inseguendo l’ultima moda finanziaria.

Controllare il portafoglio una volta al mese, non di più. Ho scoperto che guardare il portafoglio ogni giorno mi faceva solo venire l’ansia. Un check mensile è più che sufficiente e mi tiene informato senza farmi ossessionare.

Solo ETF a basso costo, ad accumulo e a replica fisica. Non è una regola basata su chissà quale analisi sofisticata. È basata sul fatto che voglio strumenti semplici, economici e trasparenti, senza sorprese.

Le cose che faccio e quelle che evito

Più che di “regole giuste” e “regole sbagliate” mi piace pensare a quello che funziona per me e quello che ho capito non funziona. È una lista che si è costruita nel tempo, a volte per intuizione e a volte perché ho fatto l’errore opposto e mi sono scottato.

Quello che faccio
  • Investo con costanza ogni mese
  • Uso strumenti semplici e a basso costo
  • Ribilancio con i nuovi risparmi
  • Tengo le spese personali sotto controllo
  • Dedico la maggior parte delle energie al reddito
  • Scrivo tutto nel mio IPS
Quello che evito
  • Scommettere su singole azioni
  • Inseguire trend o settori del momento
  • Cercare di prevedere i movimenti del mercato
  • Vendere quando il mercato scende
  • Cambiare strategia sull’onda delle emozioni
  • Ascoltare chi promette rendimenti facili
Una cosa onesta sul rischio

La mia tolleranza al rischio è qualcosa che sto ancora imparando a conoscere. Credo di averne una piuttosto alta, ma al tempo stesso il mio portafoglio è più prudente di quanto la mia testa vorrebbe. L’ho tenuto così perché con un business in fase di lancio mi serve stabilità, non adrenalina. Magari tra qualche anno la ricalibrerò, ma per ora mi sta bene così.

Quello che ho capito sulla mia testa

Se c’è una cosa che non mi aspettavo quando ho iniziato a investire, è che la parte più difficile non è quella tecnica. Non è scegliere gli ETF, non è capire le commissioni, non è leggere i grafici. La parte più difficile è gestire quello che succede nella mia testa quando i mercati si muovono.

🧊

Il panico è il mio peggior nemico

La prima volta che ho visto il portafoglio in rosso la tentazione di vendere tutto era fortissima. Non l’ho fatto solo perché avevo le regole scritte davanti. Quella è stata la prima volta in cui ho capito a cosa serve un IPS.

🐢

Ragiono in decenni, non in mesi

Ho dovuto allenare il mio cervello a pensare su orizzonti temporali lunghi. Non è naturale. Il nostro istinto vuole risultati subito. Ma la ricchezza si costruisce con la pazienza, non con la velocità.

📵

Il rumore non mi aiuta

Ho smesso di leggere le previsioni dei guru finanziari e i titoli catastrofici dei giornali. Non perché non siano interessanti, ma perché mi portavano a fare esattamente le cose che il mio piano mi dice di non fare.

📝

Scrivo per il me stesso del futuro

L’IPS non è un documento per gli altri. È una lettera al me stesso che tra sei mesi sarà in panico per un crollo del mercato. Quel me stesso avrà bisogno di rileggere perché ha preso certe decisioni e attenersi a quelle.

Il mio più grande nemico negli investimenti non è il mercato. Sono io stesso nei momenti di panico.

La cosa più importante che ho capito

Chiudo con quella che per me è stata la realizzazione più importante di tutto il percorso. La vera leva per costruire ricchezza non sono gli investimenti. È il reddito.

Me ne sono accorto facendo due conti semplici. Se guadagni poco e spendi quasi tutto, la quantità di denaro che riesci a investire ogni mese è talmente piccola che anche un rendimento eccezionale non cambia granché la tua situazione. Se invece lavori per far crescere il tuo reddito e mantieni le spese sotto controllo, all’improvviso puoi investire cifre che fanno davvero la differenza. E l’interesse composto inizia a lavorare seriamente a tuo favore.

È per questo che nel mio IPS ho scritto “dedicare minor focus sugli investimenti e maggiore focus sugli income”. Il mio portafoglio gira quasi in automatico con il PAC mensile e il ribilanciamento periodico. Il mio tempo e le mie energie li dedico a far crescere il business e le mie entrate, perché è lì che si gioca la vera partita.

Non so se il mio approccio sia quello giusto per tutti. Probabilmente non lo è. Ma è quello che funziona per me in questo momento della mia vita, e mi sembrava giusto condividerlo per quello che vale. Se stai iniziando il tuo percorso con i soldi, l’unico vero consiglio che mi sento di dare è di non complicarti la vita troppo presto. Inizia semplice, sii costante e concentrati sul guadagnare di più. Il resto arriva.

Gli investimenti sono il veicolo, ma il carburante è ciò che guadagni. Senza carburante, anche il veicolo migliore resta fermo.

Domande frequenti su soldi e investimenti

Come iniziare a investire da giovani in Italia?
Il modo più semplice è aprire un conto su un broker a basse commissioni e avviare un PAC su un ETF globale diversificato. Non servono grandi somme per iniziare e l’importante è essere costanti e avere un orizzonte temporale lungo. Un ETF come l’SWDA di iShares, che replica il MSCI World, è più che sufficiente per i primi anni.
Cos’è un Investor Policy Statement?
È un documento personale in cui scrivi la tua filosofia di investimento, i tuoi obiettivi, la tua asset allocation e le regole che ti impegni a seguire. Non deve essere complicato. Può essere un semplice file di testo. L’importante è scriverlo quando sei lucido e rileggerlo quando sei tentato di fare cose impulsive.
Meglio un singolo ETF o più strumenti?
Io sono partito con l’SWDA, l’iShares Core MSCI World di BlackRock, che con un singolo strumento ti espone ai mercati sviluppati di tutto il mondo. Col tempo ho aggiunto altre asset class perché la mia situazione era cambiata. Non c’è fretta di diversificare subito. Meglio partire semplici e aggiungere complessità solo quando serve davvero.
Serve un consulente finanziario per iniziare?
Per iniziare io ho fatto tutto da solo, studiando e sbagliando. Quando la mia situazione è diventata più complessa ho pagato una consulenza una tantum che mi ha aiutato a strutturare meglio le cose. Non credo servano consulenti ricorrenti, ma una sessione con qualcuno di competente al momento giusto può fare la differenza.