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Commissioni Amazon e Intrastat: cosa deve davvero dichiarare il venditore

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Documenti fiscali e una fattura Amazon con un timbro ambra, a rappresentare gli adempimenti IVA del venditore

“Le commissioni Amazon vanno dichiarate in Intrastat?” è una domanda che genera tanta ansia e parecchia disinformazione. La risposta breve, per la stragrande maggioranza dei venditori, è no, e in questo articolo ti spiego il perché senza giri di parole, distinguendo tre cose che vengono continuamente confuse: reverse charge, esterometro e Intrastat.

Una premessa doverosa: questo è un articolo divulgativo aggiornato a giugno 2026, non una consulenza fiscale, e su questa materia le regole sono cambiate di recente e continuano a cambiare. Per la tua posizione specifica, il tuo commercialista è l’unico riferimento corretto.

Risposta breve

Nella quasi totalità dei casi le commissioni Amazon non vanno in Intrastat. Il modello Intrastat per i servizi ricevuti è dovuto solo se superi 100.000 € di servizi in un trimestre. Cosa diversa è il reverse charge (assolvere l’IVA), che però dal 1 agosto 2024 in molti casi non serve più sulle commissioni, perché Amazon le fattura con IVA italiana già esposta. Reverse charge e Intrastat sono due adempimenti distinti.

Di cosa parliamo: servizi, non beni

Quando vendi su Amazon, Amazon ti fattura delle commissioni (referral fee, costi FBA, pubblicità). Dal punto di vista fiscale queste sono prestazioni di servizi che tu, venditore italiano, acquisti. Non sono beni: questa distinzione è fondamentale, perché beni e servizi seguono regole diverse per Intrastat e per le soglie. Confonderli è la radice di metà degli errori che si leggono online.

Per anni queste commissioni sono state fatturate da una società lussemburghese del gruppo Amazon, senza IVA in fattura, e il venditore italiano doveva assolvere l’IVA con il reverse charge. È lo scenario “classico” che trovi descritto in tanti articoli, ma attenzione: dal 1 agosto 2024 le cose sono cambiate parecchio, e molti contenuti in circolazione sono ormai datati.

La svolta del 1 agosto 2024

Dal 1 agosto 2024 Amazon ha riorganizzato la fatturazione. I servizi di vendita prima resi da Amazon Services Europe passano ad Amazon EU Sarl, che per i venditori con partita IVA italiana fattura molte commissioni tramite la propria posizione IVA italiana, applicando l’IVA italiana al 22% direttamente in fattura.

In pratica significa che, per le commissioni “core”, oggi ricevi spesso una fattura con l’IVA italiana già esposta. Su quella fattura non devi fare il reverse charge: la registri come una normale fattura d’acquisto con IVA (che il regime ordinario detrae, mentre per il forfettario diventa un costo). Lo scenario del reverse charge dal Lussemburgo non è più la regola universale, è diventato residuale. Per questo la prima cosa da fare è guardare concretamente come è impostata la fattura che ricevi, voce per voce, invece di applicare a memoria una regola che potrebbe non valere più nel tuo caso.

Reverse charge, esterometro, Intrastat: tre cose diverse

Qui sta il cuore della confusione. Sono tre adempimenti distinti, e si tende a trattarli come se fossero la stessa cosa. Tocca le tre schede qui sotto per la risposta secca su ciascuno.

Le tre domande chiave

Cosa devi fare davvero?

Tocca ogni scheda per la risposta. Sono tre adempimenti diversi che vengono confusi di continuo.

Informazioni generali aggiornate a giugno 2026, non consulenza fiscale. Le regole cambiano e ogni situazione va valutata col proprio commercialista, soprattutto per la lettura concreta delle fatture e per il regime forfettario.

Intrastat: la verità sulla soglia dei 100.000 euro

L’errore più diffuso che leggo è che le commissioni Amazon andrebbero “sempre” in Intrastat, senza soglia minima. È sbagliato, o quantomeno superato. Dal 1 gennaio 2022 il modello Intrastat per i servizi ricevuti (INTRA 2-quater) ha solo periodicità mensile ed è dovuto soltanto da chi, nei quattro trimestri precedenti, ha ricevuto servizi per un ammontare pari o superiore a 100.000 € in almeno uno di quei trimestri. La periodicità trimestrale è stata abolita, e sotto soglia il modello non è dovuto.

Tradotto: la quasi totalità dei venditori Amazon, che di sole commissioni non raggiunge mai 100.000 € a trimestre, non deve presentare alcun Intrastat per quelle commissioni. È un punto su cui molti contenuti divulgativi sbagliano, e che vale la pena verificare col proprio commercialista invece di farsi prendere dall’ansia per un adempimento che, con ogni probabilità, non ti riguarda.

La distinzione da tenere a mente è netta: il reverse charge (quando dovuto) è l’obbligo di assolvere l’IVA, l’Intrastat è un elenco riepilogativo statistico. Si può essere soggetti al reverse charge senza essere obbligati all’Intrastat. Il fatto che una commissione sia in reverse charge non implica affatto che vada in Intrastat.

Come si assolve in pratica (quando serve il reverse charge)

Quando ricevi una fattura senza IVA da una società UE non stabilita in Italia, sei tu il debitore dell’imposta e devi assolverla con l’inversione contabile. In concreto: integri la fattura e la trasmetti al Sistema di Interscambio con il tipo documento TD17, che è quello previsto per l’acquisto di servizi dall’estero, entro il 15 del mese successivo a quello di ricezione. Per inciso, TD17 è per i servizi: TD18 riguarda l’acquisto di beni intracomunitari e TD19 i beni già presenti in Italia, quindi per le commissioni il codice giusto è TD17.

Quella trasmissione fa due cose insieme: assolve il reverse charge e comunica l’operazione transfrontaliera (l’ex esterometro). Non c’è un secondo adempimento da fare, e non c’è Intrastat salvo il superamento della soglia vista sopra.

Il caso del regime forfettario

Per chi è in regime forfettario c’è un dettaglio che pesa. Il forfettario che acquista servizi da un fornitore UE deve iscriversi al VIES, integrare l’eventuale fattura senza IVA con il codice TD17 trasmettendola a SdI, e versare l’IVA con modello F24 senza poterla detrarre. Per lui, quindi, l’IVA in reverse charge diventa un costo reale, non una partita di giro.

Due precisazioni importanti. Primo: per i servizi non esiste la soglia di 10.000 € che molti citano, perché quella riguarda solo l’acquisto di beni intracomunitari; sui servizi il reverse charge si applica dal primo euro, quindi il forfettario deve sempre iscriversi al VIES e integrare. Secondo: dal 2025 il versamento dell’IVA da reverse charge per i piccoli operatori è diventato trimestrale, entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre. Sul codice tributo F24 da usare c’è ancora incertezza interpretativa: è esattamente il tipo di dettaglio operativo che conviene far confermare al commercialista, senza affidarsi a un codice trovato a caso online.

In sintesi, e un’ultima onestà

Mettendo in fila tutto: le commissioni Amazon sono servizi; dal 1 agosto 2024 spesso arrivano con IVA italiana già esposta e non richiedono reverse charge; quando il reverse charge serve, lo assolvi con TD17 via SdI, che copre anche l’ex esterometro; e l’Intrastat non lo devi quasi mai, perché scatta solo sopra i 100.000 € di servizi a trimestre. La confusione tra questi adempimenti è la vera fonte di errori, non gli adempimenti in sé.

Lo ripeto perché su questa materia conta davvero: queste sono informazioni generali aggiornate a giugno 2026, non una consulenza fiscale, e la lettura corretta dipende dalle tue fatture concrete e dal tuo regime. Il commercialista qui non è un costo, è ciò che ti evita errori ben più cari. Se invece il tuo dubbio è a monte, cioè quanto incidono davvero le commissioni sul margine, ne parlo con numeri concreti nella guida alle commissioni Amazon.

Domande frequenti su commissioni Amazon e Intrastat

Le commissioni Amazon vanno dichiarate in Intrastat?
Nella stragrande maggioranza dei casi no. L’Intrastat dei servizi ricevuti è dovuto, e solo con periodicità mensile, esclusivamente se i servizi ricevuti da fornitori UE superano i 100.000 € in almeno uno dei quattro trimestri precedenti. La maggior parte dei venditori non raggiunge questa cifra di sole commissioni e quindi non presenta alcun Intrastat. Attenzione: essere in reverse charge non significa essere obbligati all’Intrastat, sono due cose distinte.
Le fatture delle commissioni Amazon hanno l’IVA dopo agosto 2024?
Spesso sì. Dal 1 agosto 2024 Amazon EU Sarl fattura molte commissioni tramite la propria posizione IVA italiana, applicando il 22% direttamente in fattura: in questo caso ricevi una fattura con IVA italiana esposta e non devi fare il reverse charge su quella voce. Per altri servizi o situazioni la fattura può ancora arrivare senza IVA, e in quel caso scatta l’inversione contabile. Verifica sempre come è impostata la singola fattura.
Quale codice tipo documento uso per integrare la fattura Amazon?
Per le commissioni Amazon, che sono prestazioni di servizi, il codice corretto è TD17 (integrazione o autofattura per acquisto di servizi dall’estero). TD18 si usa per l’acquisto di beni intracomunitari e TD19 per beni già presenti in Italia. L’integrazione TD17 va trasmessa al Sistema di Interscambio entro il 15 del mese successivo alla ricezione della fattura.
Devo ancora fare l’esterometro per le fatture Amazon?
No, non come comunicazione separata: è abolita dal 1 luglio 2022. Oggi le operazioni transfrontaliere si comunicano tramite SdI in formato elettronico, e trasmettendo l’integrazione TD17 assolvi contemporaneamente il reverse charge e la comunicazione delle operazioni estere. Non esiste un doppio adempimento.
Come gestisce le commissioni Amazon un forfettario?
Il forfettario deve iscriversi al VIES, integrare l’eventuale fattura senza IVA con il codice TD17 trasmettendola a SdI e versare l’IVA con F24 senza poterla detrarre, quindi per lui diventa un costo. Per i servizi non c’è la soglia di 10.000 € (vale solo per i beni): il reverse charge si applica dal primo euro. Dal 2025 il versamento è trimestrale. Sul codice tributo esatto conviene farsi confermare i dettagli dal commercialista.